Abstract

I modelli assistenziali preconcezionali e ostetrici si sono storicamente basati sul presupposto dell’eterosessualità e hanno spesso escluso coppie queer tra cui le donne lesbiche. Tuttavia, grazie ai significativi passi avanti compiuti nei diritti civili LGBTQ+, un numero maggiore di donne lesbiche desidera creare ed espandere la propria famiglia e le famiglie con genitori lesbiche sono in aumento. Ciò pone gli operatori ostetrici in prima linea nella creazione di ambienti sanitari inclusivi. A maggior ragione se questo personale ostetrico si occupa anche di consulenze sessuali. Pertanto è fondamentale comprendere, riconoscere e rispettare le considerazioni culturali uniche che riguardano le donne lesbiche e le coppie in cerca di genitorialità. Conoscere alcune caratteristiche tipiche delle coppie lesbiche in consultazione ci permette di uscire dall’eteronormatività, anche nel caso in cui le coppie lesbiche desiderino creare una famiglia. Saper riconoscere gli elementi di differenza rispetto alle coppie e famiglie eterosessuali ci permette di offrire un’assistenza che possa davvero supportare e proteggere la salute di queste persone non appartenenti alla maggioranza. La carenza di studi e la disomogeneità culturale rendono difficile il compito di tracciare linee comuni ma ipotizzare e offrire alcuni spunti di riflessioni può rendere le consulenze e, insieme anche le offerte di sostegno al percorso nascita, sempre più inclusive. 

Il futuro è l’assistenza che contenga tutte le persone e non escluda nessuno

Nel mondo le famiglie arcobaleno sono una realtà in forte espansione e i professionisti che si occupano di salute delle famiglie non possono ignorare questa fetta di popolazione sempre più consistente o trattare i vissuti di queste persone alla stregua di quelli di altre non appartenenti alla minoranza LGBT+ con modelli rigidamente eteronormativi. 

In Italia le famiglie dichiarate omogenitoriali rappresentano il 2% della popolazione, si stima che circa il 20% delle persone lesbiche/gay hanno almeno un figlio, circa 350.000 bambini hanno un genitore appartenente alla comunità LGBT+. Tuttavia la cornice giuridica italiana non tutela queste famiglie, oltre a non riconoscere egualitario il matrimonio omogender spesso quando si parla di genitorialità emergono altre questioni riguardanti la salute e il benessere dei figli, il significato e l’impatto del crescere in una famiglia arcobaleno, ci si interroga sulle competenze genitoriali sulla base dell’orientamento o dell’identità di genere. Una review pubblicata nel 2017 ha indagato le attitudini, le credenze e il grado di conoscenze di infermier* e ostetric* nell’ambito della popolazione LGBT e queer. Da questo studio emerge una mancanza di formazione omogenea del personale in merito alla salute queer nel percorso nascita. Questa mancanza è da ricondurre al forte impatto che la cultura eteronormata ha anche in questo ambito: viene sempre dato per scontato che dove c’è una madre c’è sempre un padre e la visione della nascita delle famiglie è sempre binaria, etero e limitata oltre che escludente di una buona parte di popolazione. 

Per semplicità e maggior frequenza d’uso si parla di famiglie omogenitoriali ma le famiglie non sono né eterosessuali né omosessuali. Un termine corretto (culturalmente e semanticamente) potrebbe essere famiglie con genitori dello stesso genere, letteralmente omogender. In molti studi citati, tuttavia, si parla di madri lesbiche, a volte il significato letterale va svincolato dall’orientamento vero e proprio. Gli studi in merito sono scarsi e un excursus storico ci permetterà di comprendere quanta strada è stata fatta e quanta invece è ancora da percorrere anche in termini di diritti LGBT+. 

Spunti di riflessione

Il momento storico e il luogo geografico sono aspetti essenziali per le esperienze delle persone appartenenti alle minoranze anche nel caso di nuove famiglie, queste variabili richiamano l’attenzione sul ruolo degli atteggiamenti della società nel funzionamento relazionale e familiare. Nonostante il pregiudizio non sia ancora scomparso, oggi prevalgono in genere atteggiamenti più positivo e supportivi e si è creato un ambiente diverso da quello in cui queste coppie erano calate negli anni Settanta. Questo ambiente è sicuramente più favorevole alla salute e al benessere delle persone che si avvicinano al mondo della nascita e dei loro figli. Dall’inizio del nuovo secolo, il matrimonio tra persone dello stesso sesso è stato accettato in molti Paesi, i bambini concepiti attraverso la medesima donazione ma cresciuti in famiglie diverse hanno cominciato a prendere contatti tra loro e il concepimento con tecniche di PMA è diventato sempre più comune. L’esperienza vissuta dai figli tuttavia dipende in larga parte dall’ambiente sociale in cui sono calati, vale a dire il contesto culturale e geopolitico, la comunità e la famiglia allargata. In molti Paesi, le famiglie che non si adeguano alle strutture riconosciute sono emarginate e talvolta i genitori subiscono l’ostracismo e in questo modo indirettamente ne pagano le conseguenze anche i minori. Le famiglie che abbiamo considerato in questa revisione vivono perlopiù negli Stati occidentali più liberali, ma ciò nonostante continuano ad essere esposte ogni giorno al pregiudizio e alla discriminazione. Si ricordi che in molte nuove forme di famiglia la fonte delle difficoltà per i bambini è la stigmatizzazione da parte della società, non le relazioni all’interno della famiglia. 

Oltre al contesto legislativo che ci auguriamo possa essere sempre più aperto alla considerazione e alla protezione di tutti i tipi di famiglia, come operatori di salute possiamo fare la differenza tenendo sempre come riferimento le caratteristiche e le richieste più spesso portate da persone LGBT in consultazione e nell’assistenza a fasi di vita particolari come il percorso nascita. 

A partire dal linguaggio utilizzato: utilizzare un linguaggio più neutro rispetto al genere ci consente di includere nella rappresentazione anche persone che non fanno parte di famiglie con strutture tradizionali e binarie. Proporre all’interno delle realtà territoriali, come i consultori, percorsi di assistenza, luoghi di incontro e spazi di scambio per tutte le famiglie può favorire un arricchimento. Aprire alla variabilità arricchisce e genera opportunità; chiudere esclude, ferisce e rinnova lo stigma. 

La letteratura ha reso palese l’assenza della stigmatizzazione per il benessere delle persone tuttavia in molti Paesi anche occidentali la tutela dei diritti delle persone LGBT+ è una questione critica, spinosa e divisiva. Solo in Italia dal report ILGA del 2022 emerge che una persona su tre tra le persone omosessuali e bisessuali dichiara di aver subito almeno un evento discriminatorio mentre cercava lavoro, una persona su due dichiara di aver subito discriminazione a scuola, a quasi il 70% di queste persone è capitato di evitare di tenere per mano il proprio partner in pubblico per paura di essere aggredit*, minacciat* o molestat*. Il 38% delle persone in un’unione civile dichiara di aver subito almeno un episodio di discriminazione in altri contesti di vita. Quindi è difficile sentirsi tutelat*in assenza di leggi che possano contrastare il fenomeno. Tuttavia a volte, in attesa dei cambiamenti dall’alto anche le spinte dal basso possono fare la differenza in piccolo e poi, a macchia d’olio, sempre più in grande. 

Il cambiamento e le novità, come in ogni cosa trovano resistenze dettate dalla forza dell’abitudine e dalla distanza che intercorre tra ideali e vita concreta, significa impegno nello scardinare modelli ben piantati. La formazione continua e aggiornata, oltre che la possibilità di offrire alle nuove generazioni di professionisti che si occupano di salute modelli alternativi da quelli tradizionali, ci permettono di aprire la strada al miglioramento. La promozione di un modello che sia aperto a sguardi queer di ogni ambito della salute umana è il primo passo verso il futuro dell’assistenza. 

Riferimenti bibliografici

  • Brofenbrenner. (1979). Teoria ecologica.
  • MODI DI indagine (2006)
  • Patton-Imani S. (2020). Queering Family Trees: Race, Reproductive Justice, and Lesbian Motherhood. New York: University Press 
  • Lingiardi V, Carone N, Morelli M, Baiocco R. (2016). It’s a bit too much fathering this seed’: the meaning-making of the sperm donor in Italian lesbian mother families. Reproductive Biomedicine Online
  • Golombok S. (2015). Famiglie moderne genitori e figli nelle nuove forme di famiglia.
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  • Nichols M. The Modern Clinician’s Guide to Working with LGBTQ+ Clients. The Inclusive Psychotherapist.
  • Paletta D, Baker J.A. (2022). ILGA World’s 2022 Annual Report. Testo disponibile al sito: https://ilga.org/downloads/ILGA_World_Annual_Report_2022.pdf